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Malati per colpa dell’amianto, il picco deve ancora arrivare.

by Piero on luglio 25th, 2014

Un nemico che colpisce dopo molto tempo, anche dopo quaranta anni dall’esposizione. L’amianto è stato dichiarato cancerogeno già negli anni Sessanta.

È un nemico subdolo, che colpisce a distanza di anni e continua a fare vittime anche oggi. Anzi: secondo studi scientifici ed epidemiologici il picco di malattie provocate dall’esposizione all’amianto si raggiungerà nei prossimi 15 anni. Da qui il monito a non abbassare la guardia venuto dagli esperti nel corso di una conferenza internazionale, svoltasi di recente a Roma su iniziativa dell’Osservatorio nazionale amianto, l’associazione onlus che raggruppa lavoratori ex esposti, familiari delle vittime, medici, ricercatori, avvocati, ingegneri. «Secondo le nostre stime – afferma l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio – i mesoteliomi con esito infausto sono circa 1.500 l’anno, i tumori polmonari almeno tremila e, se si aggiungono le altre patologie asbesto-correlate, siamo ben oltre i 5mila morti per amianto ogni anno».

Sebbene l’uso di questo minerale, dichiarato cancerogeno dalla comunità scientifica internazionale già negli anni Sessanta, sia stato vietato nel nostro Paese ormai ventidue anni fa da una legge dello Stato (n. 257 del 1992), la sua pericolosa eredità rimane tuttora, soprattutto a causa del lungo periodo di latenza delle malattie asbesto-correlate, in particolare del mesotelioma (leggi la scheda della malattia), uno dei tumori più aggressivi: passano perfino 40-45 anni tra l’inizio dell’esposizione all’amianto e il momento in cui si manifesta la malattia. Quelle fibre inalate tanti anni fa ora fanno ammalare soprattutto i lavoratori esposti; risale agli anni Ottanta, prima della sua messa al bando, il periodo di massima produzione di questo materiale molto utilizzato perché economico, versatile e resistente anche al fuoco; veniva impiegato non solo nelle fabbriche di cemento-amianto, nei cantieri navali e in diversi siti industriali, ma anche per costruire case, scuole, ospedali. «In diversi casi, in barba alla legge, si è continuato a usare l’amianto fino al 2004 attraverso deroghe tecniche – denuncia Paolo Pitotto, medico del lavoro e consulente della Procura della Repubblica di Milano -. E l’esposizione continua oggi, anche perché uno dei principali problemi da risolvere è la dismissione dei materiali con amianto». Il loro deterioramento, anche semplicemente dovuto alla vetustà, può essere causa di rilascio di fibre e può quindi nuocere alla salute. «La mancata rimozione dell’amianto espone al pericolo le persone sia in ambito lavorativo sia negli ambienti di vita – sottolinea Pitotto – e continueranno ad aumentare le malattie asbesto-correlate».

Fonte: Corriere della Sera, 3 Aprile 2014. Articolo di Maria Giovanna Faiella

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